Camusso e la sindrome Epifani

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sembra interpretare il confronto in corso tra le rappresentanze sociali ed economiche e l’esecutivo come una specie di trattativa sindacale classica, con una piattaforma rivendicativa sulla quale si chiedono impegni che, se non fossero considerati sufficienti, dovrebbero condurre a lotte che ne impongano l’accettazione. Sarà perché la Cgil è tornata da poco (e per merito della battaglia interna condotta proprio da Susanna Camusso) a un tavolo di confronto, ma dovrebbe essere chiaro che la situazione non è affatto “vertenziale”.
8 AGO 20
Immagine di Camusso e la sindrome Epifani
Camusso lo sa benissimo, probabilmente non ha nessuna intenzione, sicuramente non ha alcun interesse, a riportare la Cgil nella situazione di isolamento strutturale, sottolineata dalla periodica convocazione di scioperi solitari e inefficaci. Tuttavia la retorica che ha impiegato nella battaglia interna, quella che indicava nel recupero della presenza negoziale la condizione per una migliore difesa delle condizioni dei lavoratori, ora la induce a dipingere il confronto in atto con il governo come un vero e proprio negoziato, anche se le condizioni specifiche e la natura di queste verifiche sono evidentemente di un tipo tutto particolare.
Gestire secondo una logica conflittuale classica (e un po’ mitica) la necessaria ricerca di coesione per spegnere l’incendio che minaccia l’economia e le società italiane ed europee significa sovrapporre una retorica comprensibile ma datata su una situazione reale tragicamente diversa. Non è ancora la “sindrome greca”, di cui la Cgil è stata accusata da settori dell’opinione pubblica, probabilmente non lo diventerà, ma per evitare che si finisca in una spirale di questa natura è richiesto anche alla Cgil un investimento in responsabilità, che sarà tanto più rispettabile quanto più la situazione interna di quella confederazione la rende difficile.